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  • Martin / Gaetano

Swimrun (La gara di Gaetano) (Italiano)


Gli eventi Swimrun non sono molto comuni in Italia. È più un fenomeno del Nord Europa, e in realtà è iniziato in Svezia, dove la gara più famosa è la ÖtillÖ (ma anche quella gara è iniziata solo nel 2006). Le gare consistono in una serie di frazioni di corsa e nuoto, ma senza cambiare tra le due discipline. Nuoti con le scarpe, corri con la cuffia e gli occhiali (puoi toglierli dagli occhi ovviamente!) e muta se ne hai bisogno. Sono consentite le pull buoy, così come le pallette per aiutare la parte di nuoto. Le 3 distanze possibile sono brevi (10-15 km), medie o half (20-30 km) e lunghe (40 + km).

All'inizio Gaetano mi si è avvicinato per allenarlo per alcune gare di trail, ma sapevo già che aveva fatto almeno una gara swimrun e che aveva voglia di farne ancora. Una nuova sfida per lui, e anche per me come suo allenatore.

La gara di Swimrun di Gaetano

Se delle tre swimrun che ho fatto in vita mia, due sono state al Lago di Brasimone, un motivo ci sarà, no?

Più di uno, a dire il vero: il primo è che il parco naturale di Brasimone e Suviana è un posto incantevole. Il secondo motivo è che è uno (o una, che lo swimrun ha la disforia di genere e per qualcuno è maschio e per altri è femmina) dei tracciati più trail tra quelli organizzati in Italia. L’ultimo motivo è che le gare ufficiali si devono fare a coppie, proprio come le swimrun nordiche, quelle che, come dice mia moglie, che anche questa volta mi ha seguito e aspettato pazientemente assieme ai figli, “è roba da nordici”; lo dice con lo sguardo che intende più “gente fuori di testa”, ma mi sono tenuto il dubbio per me.

Insomma, siccome mia mamma mi ha fatto con gli occhi chiari, mi sento un po’ nordico anche io e le ÖtillÖ mi attirano molto. Cosa mancava per rendere tutto perfetto? Beh, un compagno, per iniziare, e l’ho trovato in Fabio, esperto atleta bolognese conosciuto un paio d’anni fa alla Trans D’Havet e poi ritrovato qui lo scorso anno; e poi un “bel” clima del cazzorigido. E pure quello non ce li siamo fatti mancare.

M

​Il briefing pre gara del sabato pomeriggio pare proprio uno di quelli di Pollo alla TDH: previsto tempo infame, si raccomanda di valutare bene l’attrezzatura, forse si cambia percorso, si accorcia, si manda tutto in vacca.

In realtà il tempo sarà più infame per chi dovrà stare lì ad aspettarci: Silver e i bimbi e anche per mio papà, sceso con mio fratello direttamente la mattina della gara per fargli compagnia lungo il viaggio. Con Bubu decidiamo di indossare la muta, più per ammortizzarne la spesa che per una reale necessità (per quanto l’acqua a 20°…). Fabio, il mio sodale, invece parte minimalista ed è sereno perfino sotto la pioggia della partenza. Il suo aplomb mi accompagnerà per tutti i 28 km totali senza mai tradire disappunto per la mia lentezza e senza mai pronunciare una parola anche solo lontanamente volgare; un lord dell’ottocento inglese che pare arrivato qui da un romanzo di Emily Brontë. E, in effetti, qualche “cima tempestosa” l’abbiamo pure trovata.

Si parte con una corsa breve dove ho modo di capire, in un taglio nel bosco, che Fabio in discesa ci sa andare eccome. Poi una nuotata breve dove mi rendo conto che anche nel nuoto Fabio non scherza. Povero Fabio, chissà a che km capirà di aver fatto una cazzata a fare la gara in coppia con me. Ma appunto, non me lo fa capire mai e di questo gli sarò eternamente grato.

Le prime due nuotate nel Brasimone scivolano via tranquille; al primo ristoro c’è papà che filma e scruta l’orizzonte per cercare Bubu e Silvana che fa battute sul fatto che, per lei, non ci dovremmo stare divertendo.

Mentre noi ci stiamo divertendo proprio. Anzi, nei successivi 6 km abbondanti, di cui quattro di discesa in un bosco lontano dalla civiltà, sono come un biglietto per Gardaland regalato ad un ragazzino. L’unico problema è che le mie scarpette fighette, comprate perché dichiarate da swimrun, sono molto da swim e un po’ pochino da run, soprattutto nel fango e sulle rocce bagnate. Altro che ÖtillÖ: sembro una Carolina Kostner obesa.

Peccato non potersi portare il telefono per le foto, però, perché quando si sbuca dal bosco e si vede lì davanti Suviana, il secondo lago, beh… bellissimo. Non immagino cosa possa essere con il sole. Doppia traversata (una prudenzialmente ridotta dagli organizzatori per il meteo) con due trail lungo lago che, dice giustamente Fabio, ricordano un po’ il giro di Misurina che si fa alla LUT. Chippata di controllo, ristoro a base di thè (probabilmente scaldato alla vicina centrale nucleare, tanto era caldo) e su di nuovo verso il Brasimone. Decido di sfilare la parte sopra della muta. Ora: questo è un esercizio non banale, almeno per me. Di solito mi trovo con la muta a mezz’asta che mi blocca le braccia che sembrò Houdini durante le prove di escapologia. Solo che io non sono Houdini. Però c’è Fabio. La salita è tosta e, come si sa, non è proprio il mio pane. Ma passa via bene. Merito di Coach Martin, lo aveva detto lui che avrei perso un po’ nel nuoto ma tenuto di fisico in generale. Sul lungo lago corriamo anche fortino; incrociamo i primi della lunga, sono in dirittura di arrivo; vero che sono partiti un’ora e mezza prima, ma si sono sfangati via quaranta km di cui, mi pare, 6 di nuoto. Giù il cappello.

Adesso siamo nella parte comune al percorso dello scorso anno, questo per me non è mai un dettaglio: mi fido più della memoria che del gps per sapere quanto manca. Fabio dice che il tempo è in linea con il suo dello scorso anno. Molto bene. Solo che non abbiamo fatto i conti con le mie scarpe da ballerina nella parte più tecnica del percorso… porcoggiuda non sto in piedi! Piove forte e dentro al bosco è stupendo, almeno quello, pazienza se un paio di volte rischio di piantare i palettoni sulle radici. Ultima traversata. Un po’ per orgoglio, un po’ per gratitudine, mi offro di stare davanti a dare un po’di scia a Fabio. Ma dopo neanche un centinaio di metri la pioggia è fitta e alza una nebbiolina fastidiosa sul pelo dell’acqua, la mia vista pessima e la tecnica di “puntamento” delle boe è pure peggio.

Chiedo il cambio e seguo più agevolmente la cuffia arancione del mio compagno. Ultimo dentino, profetizzo un under 4 ore e 50, a dire il vero un pelino sfrontato, ridimensionato subito da un crampo maledetto al bicipite femorale destro. Camminiamo l’ultima salita e corriamo giù per l’ultimo pratone che, tanto, il panorama meraviglioso che ci sarebbe da qui, oggi non c’è modo di apprezzarlo. 50 metri scarsi di nuoto per arrivare alla parata finale: sento gli improperi bonari della mia famiglia: “papà, sei lentissimo”, “ma dov’eri finito?” “Muoviti che piove” e altre amenità simili. Lasciamo passare due fenomeni della Long e saliamo la riva che porta al traguardo. Non è il centro di niente, non ci sono curiosi che guardano, eppure sono felice come se avessi chiuso una Ultra. Ci sono Papà, Silvana e i gemelli. Altro non mi serve. Appena meno di cinque ore, 28 km con almeno 4 di nuoto e, dato che non dice mai nessuno, quasi 1000 metri D+. E me li sono gustati in ogni singolo metro.

Un enorme grazie a Martin, il lavoro ha pagato.

E uno ancora più grande a Fabio, che sicuramente da solo sarebbe stata più dura.


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